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San Precario ... il 27 ! Di Marco Roberto Spadavecchia Tratto da "IL CAMPANILE" Mensile gratuito di informazione Titolo originale: "Le forme di precariato lavorativo:gli L.S.U. della Pubblica Amministrazione" Canosa n.4 Anno IV mese di Giugno 2005 In questo periodo le cosiddette "parti sociali" sono oberate da un impegno che mira a garantire un adeguato compenso ai lavoratori del pubblico impiego, L'ormai famosa vertenza per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici sembra perdersi in inutili e sterili discussioni dove taluni, le forze sindacali, chiedono un aumento di 110 euro, mentre gli altri, il Governo, ne concede 95 destinando le risorse aggiuntive per implementare la previdenza complementare del pubblico Impiego. Mentre tutti si indignano e quasi rabbrividisco sul mancato rinnovo contrattuale del Pubblico Impiego, ne Governo ne tanto meno i sindacati si rendono conto che ci sono circa 3 milioni e 500 mila lavoratori precari (di cui solo 200 mila nella Pubblica Amministrazione) che attendono da anni la stipula di un contratto. Parlando di lavoratori precari il pensiero non può non andare agli oltre 20 mila docenti della scuola, oppure ai 3 milioni di Co.Co.Co. (Collaborazioni Coordinate Continuative) recentemente sostituiti dai più dignitosi contratti a Progetto, quest'ultimo non applicato al Pubblico Impiego, così quanto previsto dalla Legge Biagi e poi ancora tutte quelle condizioni contrattuali estremamente flessibili presenti sul nostro mercato del lavoro. Sarebbe forse ingiusto mettere in risalto una determinata categoria di lavoratori precari piuttosto che un altro ma sicuramente tra tutte queste forme di lavoro flessibile emerge, per una congiuntura di diritti mancanti, quella dei cosiddetti "LSU" acronimo dì: Lavoratori Socialmente Utili. I Lavori socialmente Utili (LSU) sono nati oltre 15 anni fa come misura di welfare per dare una prospettiva occupazionale ai disoccupati di lunga durata e ai lavoratori in cassa integrazione. Gli L.S.U. sono utilizzati, in svariate mansioni, soprattutto nelle autonomie locali, nei ministeri e altri enti tra cui Agenzie Fiscali, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Ministero dì Grazia e Giustizia e gli enti previdenziali INPS, INAIL hanno nei loro ruoli, dislocati in tutta Italia, ormai da anni più di 6000 lavoratori L.S.U. a tempo determinato senza una prospettiva di un loro assorbimento a breve termine. Nell'ultimo decennio il termine stabilizzazione, ha assunto un significato taumaturgico per questi lavoratori precari impiegati nella Pubblica Amministrazione. Infatti, questi lavoratori, al cospetto dei dipendenti di ruolo, sono privi dei diritti più elementari quali il versamento dei contributi previdenziali, diritto alle ferie retribuite, indennità di rientro pomeridiano, indennità di video terminalista, diretto alla tredicesima mensilità. buoni pasto e via dicendo!!! Tale precarietà è percepita come la possibile Liberazione da una condizione.. di perenne instabilità della propria esistenza. Un'esistenza inserita in una società dove la precarietà aggredisce la nostra vita non solo dal punto di vista lavorativo, sociale e culturale. Infatti, oltre a non avere un lavoro sicuro, ci si sente precari anche perché non si riesce ad avere un'abitazione stabile a causa dei bassi redditi e dagli affitti alti, non avendo la possibilità di accedere ad un mutuo per acquistare un appartamento o addirittura la possibilità dì ottenere un qualsiasi finanziamento da parte di un Istituto di credito! Rispetto a dieci anni fa dove il fenomeno precarietà nel settore pubblico era pressoché inesistente, ora raggiunge livelli preoccupanti. Tutto ciò si evince dall'ultimo rapporto sulla flessibilità del lavoro nel Pubblico Impiego stilato dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Risulta addirittura che il settore della pubblica amministrazione, e presenta un livello di flessibilità superiore alla media totale ( 19,5% ), e se a questo settore aggiungiamo una cosiddetta quota pubblica rappresentata dalla scuola e dalla sanità il gap risulterà ancora più ampio rispetto ad altri settori come I'industria, i servizi o l'agricoltura. Questo fenomeno purtroppo è destinato crescere soprattutto in percentuale calcolando ormai fisiologico il blocco delle assunzioni e il conseguente mancato turnover del personale. Nella nostra regione, a tutt'oggi, i L.S.U. sono circa 2300 unità, mentre il dato nazionale sì attesta intorno alle 22.500 unità. La maggior concentrazione di lavoratori L.S.U. da stabilizzare si trova nella provincia di Lecce con 759 unità, mentre la provincia di Bari ne detiene il minor numero con 192 unità di cui 33 a Molfetta. La flessibilità oggi offre la possibilità di superare vincoli normativi, permette di ridurre i tempi di reclutamento e di aggirare il blocco delle assunzioni, permettendo alle varie direzioni del personale di coprire vistosi buchi nelle piante organiche delle amministrazioni statali. Infatti possono nascere rapporti di tipo individuale tra il lavoratore e le amministrazioni che definiscono il tipo di contratto, la gestione e la verifica della prestazione ma è molto più facile che queste dinamiche siano gestite da società esterne all'amministrazione da cui ottengono gli appalti. Come si può immaginare queste società sfruttano la forza lavoro sottopagandola e senza garantire i diritti dei dipendenti di ruolo del settore pubblico. Questi contratti inoltre dal punto di vista strettamente legale, sono soggetti ai continui richiami dell'Unione Europea che sino dal 1999, con la direttiva 70, obbligava il Governo Italiano a non usufruire del lavoro a tempo determinato come strumento per sopperire a carenze d'organico ma solo per casi di necessità temporanea e non per una durata superiore a 2 anni previa instaurazione di un contratto subordinato. Il nostro governo accolse a suo modo la direttiva Comunitaria promulgando il decreto legislativo 368/2001 che recepisce la direttiva per il settore privato, ma non per quello pubblico dove il non rispetto dei 2 anni da parte delle amministrazioni non prevede l'automatica trasformazione in lavoro a tempo indeterminato (così come succede nel privato, ma si va ad infrangere sul nostro dettato costituzionale (art. 97) che prevede il concorso pubblico per entrare nel ruoli della pubblica amministrazione e quindi non permette l'automatismo del passaggio. Migliaia di lavoratori da anni si i trovano nel limbo della precarietà con rinnovi annuali previsti all'ultimo momento nelle annuali finanziarie. Inoltre il blocco perenne d'assunzioni e lo spauracchio di eventuali concorsi che non tengono conto della loro acquisita professionalità e della lunga degenza precaria nelle amministrazioni non rende di certo sicuro il futuro di questi lavoratori. A tal proposito sì auspica che, Governo, Regioni, Enti Locali e Sindacati, di concerto, realizzino un intervento comune per accelerare il processo di stabilizzazione dì questi lavoratori, lavoratori che da oltre ormai 12 anni, lo ricordo, lavorano alacremente sostenendo la funzionalità dì tutti i compartì della Pubblica Amministrazione. Si confida, quindi, in una rapida convergenza d'intenti che miri a "legiferare" in modo positivo e definitivo sulla sorte dl questi lavoratori.
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Ultimo aggiornamento 03 febbraio, 2012 16.37.29
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