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Richiesta del mercato del lavoro

A cura di Marco Roberto Spadavecchia

Crescita dell’economia e mercato del lavoro nel medio termine fonte: Isfol

Il tema della crescita potenziale dell’economia italiana ha acquisito importanza crescente nel corso degli ultimi anni a seguito del deciso abbassamento del tasso di sviluppo del nostro sistema. Molti fanno notare come l’abbassamento del trend di crescita sia in atto da molto tempo, fattore questo ulteriormente aggravato dalla crisi economica dovuta alla imminente recessione. Tutto ciò,configura, quindi un percorso di arretramento di carattere strutturale. Se si guarda peraltro ai dati, ciò che contraddistingue le tendenze degli ultimi anni è essenzialmente il forte rallentamento della produttività del lavoro, a fronte di un andamento tutto sommato favorevole dell’input di lavoro.
Non sorprende che ci si chieda quali possano essere i destini della nostra economia, tenendo conto del fatto che le prospettive di espansione della base occupazionale sono contrastate nel medio termine dalla fase di declino demografico cui stiamo per andare incontro oltre che, come detto precedentemente, dall’imminente crisi economico-finanziaria mondiale di cui vedremo gli effetti nei prossimi mesi. In altri termini, cosa accadrebbe alla crescita italiana se anche gli aumenti occupazionali dovessero ridimensionarsi?
D’altro canto, è anche noto che la demografia è sempre più un process
o interno, nella misura in cui la crescita economica rende possibile attivare afflussi di forza lavoro provenienti anche dall’estero.
Non sarebbe dunque corretto da questo punto di vista assumere che esiste un vincolo di natura demografica allo sviluppo; piuttosto, diviene di rilievo l’individuazione di politiche economiche che siano idonee a rispondere alle esigenze derivanti da un contesto caratterizzato da flussi migratori crescenti.
Altri elementi di analisi derivano poi dalla considerazione del fatto che in Italia la partecipazione al mercato del lavoro è bassa. Un aumento della propensione alla partecipazione potrebbe sostenere la dinamica dell’offerta di lavoro nei prossimi anni; inoltre, sono ancora presenti spazi di riduzione della disoccupazione.
Alla luce di queste considerazioni, ci si chiede quindi se sia possibile mantenere nei prossimi anni un ritmo di crescita dell’input di lavoro analogo a quello osservato nella fase più recente, in modo da potere auspicare un maggiore tasso di crescita dell’economia ove si dovesse realizzare una fase di recupero della produttività.
In particolare, si può provare a quantificare l’evoluzione di alcune variabili caratteristiche del mercato del lavoro, come l’andamento della partecipazione o la dimensione dei flussi migratori, necessari per conseguire una determinata dinamica occupazionale.
Due scenari A tal fine, sviluppiamo uno scenario che arriva all’anno 2020, basato sull’ipotesi di un ritorno verso un tasso di crescita poco inferiore 2 per cento (scenario “alto”), che confrontiamo con uno scenario di base (scenario “basso”) con una crescita dell’1 per cento all’anno.

Naturalmente, l’ipotesi di accelerazione della crescita non può che essere associata ad un recupero dei ritmi di espansione della produttività. Nei due scenari la produttività del lavoro si colloca, rispettivamente, allo 0.8 per cento (nello scenario “basso”) e all’1.2 per cento (scenario “alto”).

Ne deriva una dinamica delle unità di lavoro che si posizionerebbe all’interno di una forchetta compresa fra lo 0.2 e lo 0.6 per cento nei due scenari. Guardando al numero di occupati che sottende tale crescita delle unità di lavoro, questo dovrebbe aumentare più delle unità di lavoro, dato che l’incidenza del part-time in Italia è bassa e continuerà con tutta probabilità ad aumentare nei prossimi anni in un contesto di crescente femminilizzazione della forza lavoro.

La crescita degli occupati si pone in una forchetta compresa fra lo 0.4 per cento (scenario “basso”) e lo 0.8 per cento (scenario “alto”) all’anno. Le forze lavoro  aumentano poco meno e questo va ad erodere lo stock di disoccupati, implicando una caduta della disoccupazione che si porta nel 2020 intorno a valori  compresi fra il 4 per cento (scenario “alto”) e il 5 per cento (scenario “basso”). Si tratta dunque di un’ipotesi decisamente ottimistica, specie se si pensa  all’articolazione territoriale di tale risultato. Questa non è però l’unica ipotesi “forte” retrostante il conseguimento della crescita indicata nei due scenari.

Difatti, una dinamica della forza lavoro che cresce dello 0.6 per cento (scenario “alto”) è un risultato che, sia pure in linea con gli andamenti degli ultimi anni, risulta tutt’altro che agevole da conseguire nello scenario prospettico. La crescita della forza lavoro da noi proiettata può essere almeno in  parte assecondata dall’aumento della partecipazione, soprattutto femminile. E’ essenziale assumere che l’incremento del tasso di attività totale sia piuttosto  marcato nei prossimi anni; nelle nostre ipotesi si passa dal 62.5 al 65 (scenario “basso”) o al 66 per cento (scenario “alto”) nel 2020. La crescita della  partecipazione incorpora anche le ipotesi sull’andamento dello stock di immigrati, che hanno tassi di attività più elevati. Anche questo incremento del tasso di  attività potrebbe però non essere sufficiente per tenere l’obiettivo indicato in termini di crescita della forza lavoro .Questo perché, come già ricordato, la popolazione in età lavorativa presenta un andamento tendenzialmente declinante se si considera soltanto l’evoluzione  naturale della demografia.

Per ottenere i livelli della popolazione in età lavorativa in linea con i valori dei due scenari occorre che questa risulti nel 2020 analoga a quella del 2007, nello scenario “basso”, e di poco più di un milione superiore nello scenario “alto”.

Al fine di estrapolare le tendenze per i prossimi anni abbiamo sviluppato due ipotesi sull’andamento della popolazione in età lavorativa corrispondenti a due  diverse quantificazioni degli afflussi netti di nuovi immigrati. Per raggiungere i valori dei due scenari in termini di dinamica della popolazione in età lavorativa  occorre allora nello scenario “alto” un afflusso netto per un ammontare complessivo pari a 316mila nuovi immigrati all’anno con uno stock dei cittadini  stranieri in età di lavoro che al 2020 risulterà pari a 6 milioni e 400mila unità, nell’ipotesi di crescita più elevata. Nello scenario “basso”, con una crescita  decisamente più bassa, e uno stock di popolazione in età lavorativa nel complesso sostanzialmente invariato, l’afflusso netto annuo si posiziona a 236mila unità all’anno. Questo infatti è il flusso netto di stranieri necessario per mantenere costante la nostra popolazione in età di lavoro.

In sintesi

L’analisi sopra presentata ha voluto proporre una quantificazione degli ordini di grandezza che fanno da sfondo al quesito riguardante la crescita in un  contesto di declino demografico. Tra l’altro tale ipotesi è scremata dalle conseguenze che l’attuale crisi economica porterà allo sviluppo economico, quindi, una previsione scevra di un fattore importante come quest’ultimo legato per l’appunto alla crisi finanziaria. Quindi, pur assumendo un obiettivo di sviluppo inferiore al 2 per cento all’anno, non eccezionale rispetto agli standard  internazionali, e pur ipotizzando che il ritorno dell’economia italiana su un sentiero di crescita sia legato essenzialmente al recupero della produttività, resta il  problema di garantire una dinamica soddisfacente dell’input di lavoro. Tale risultato non è affatto scontato perché comporta una partecipazione crescente al  mercato del lavoro.


 

 

 

Ultimo aggiornamento

25 luglio, 2010 19.46.10

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Marco Roberto Spadavecchia Coordinatore del progetto "Lavoro in chiaro @n line"